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1. Scenario |
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Il settore agroalimentare italiano è direttamente coinvolto nelle dinamiche evolutive continentali e globali, le quali sembrano essere legate principalmente a due insiemi di elementi: naturali e macro-economici.
Tra gli elementi naturali risaltano le questioni legate ai mutamenti climatici e quelle legate alle emergenze sanitarie e ambientali.
I cambiamenti nei modelli climatici potrebbero infatti avere un significativo impatto su tutte le componenti del sistema agricolo. Carenza di acqua ed eventi climatici estremi, quali siccità, grandine, alluvioni, gelate, ecc., potrebbero influenzare la qualità e le quantità dei raccolti, nonché ridurre l'estensione delle aree adatte alle colture tradizionali. Le dinamiche climatiche, qualora superassero una soglia critica, potrebbero infatti causare fenomeni di disorientamento delle colture e attenuazione delle biodiversità, fattori chiave dei prodotti Made in Italy nella competizione internazionale.
Inoltre, un eventuale deterioramento delle colture, oltre ad incidere sulla salute economica del sistema produttivo agroalimentare, potrebbe aumentare le probabilità che all'interno del ciclo di produzione e commercializzazione siano immessi alimenti non idonei al consumo, potenzialmente dannosi per i consumatori. Tale rischio potrebbe poi essere ulteriormente amplificato dall'impiego di sostanze chimiche nocive e dalle dinamiche generali dell'inquinamento ambientale.
Infine, tra gli elementi naturali capaci di insidiare la salubrità degli alimenti, potrebbero assumere particolare rilevanza epidemie o pandemie, come è già accaduto in passato, in grado di affliggere il patrimonio zootecnico, il cui perimetro sarebbe difficilmente tracciabile e le cui direttrici di sviluppo e diffusione scarsamente prevedibili.
Il contesto macroeconomico in cui i soggetti del settore agroalimentare agiscono è invece definito principalmente da un complesso di fenomeni conseguenti al processo di internazionalizzazione e globalizzazione delle economie.
Nuovi paesi concorrenti stanno sviluppando imponenti strategie di esportazione che basano la loro forza su vaste estensioni di terra da coltivazione, competenze tecniche e costi di manodopera bassi. La concorrenza globale ha spinto lo sviluppo dell'agricoltura verso la coltura intensiva e l'industrializzazione, con conseguente introduzione nel ciclo di produzione e di consumo di elementi chimici, fertilizzanti, pesticidi e, da ultimo, OGM.
Il portato di queste linee di sviluppo è l'aumento della competizione da parte dei produttori low-cost, i quali spesso sacrificano la qualità e la sicurezza alimentare.
Inoltre l'intensificazione della produzione agricola è stata accompagnata da cambiamenti strutturali nel settore alimentare, in particolare nella distribuzione e commercializzazione, con uno spostamento del potere dai produttori ai distributori, dai contadini ai venditori, dall'ambito nazionale a quello internazionale, stravolgendo spesso le economie locali e incidendo sulle scelte di coltivazione di molti produttori.
Tra elementi naturali e macro-economici risiede la questione energetica. L'impoverimento delle risorse energetiche e l'impatto di certi tipi di energie sull'ambiente e, di conseguenza, sulle coltivazioni, propone con urgenza il tema della gestione delle interazioni tra energia, ambiente e agricoltura, imponendo una sua risoluzione che non sacrifichi né gli aspetti della tutela ambientale né quelli della sicurezza alimentare e della qualità delle produzioni. Inoltre la questione energetica condiziona anche le dinamiche relative ai prezzi dei prodotti agroalimentari. Infatti, da un lato, i costi di produzione del settore agroalimentare sono stati spinti in alto dall'incremento progressivo del prezzo petrolio negli ultimi anni; dall'altro, l'aumento della domanda e della coltivazione di prodotti agricoli no-food, impiegati poi per la produzione di energia, ha inciso negativamente sul volume dell'offerta dei prodotti ad uso alimentare, aumentandone di conseguenza il valore di scambio.
Le dinamiche dei prezzi dei prodotti agroalimentari sono tra i fattori che maggiormente caratterizzano l'attuale scenario del settore. Oltre agli sviluppi legati alle questioni energetiche, l'andamento dei prezzi segna un deciso incremento anche a causa dell'aumento della domanda globale di prodotti agroalimentari, trascinata in particolare dai popolosi paesi emergenti dell'Asia. Tale aumento, a fronte di una produzione stabile, se non decrescente, ha favorito fenomeni di volatilità o aumento dei prezzi che si sono poi ribaltati, in maniera non sempre proporzionale, lungo tutte le filiere del settore agroalimentare.
All'interno di questo scenario, l'andamento della produzione e della commercializzazione dei prodotti agroalimentari italiani presenta svolgimenti incerti.
Nel 2007, la produzione totale dell'agricoltura dovrebbe registrare una generale flessione del 1,9%, con un aumento rispetto all'anno precedente del 2,9% della produzione zootecnica a cui fa riscontro un diminuzione del 4,4% della produzione vegetale. Gli andamenti dei consumi continuano a seguire la direzione degli ultimi anni. Infatti, se da un lato il volume degli acquisti domestici nel 2007 manifesta, rispetto l'anno precedente, una lieve flessione (-0,7%), dall'altro lato il valore della spesa delle famiglie, a causa del generale incremento dei prezzi dei prodotti agroalimentari, ha fatto registrare un aumento di oltre un punto percentuale (+ 1,2%).
Non ultima, la bilancia del commercio con l'estero presenta dati interessanti circa l'evoluzione delle esportazioni. In particolare nel 2007 le esportazioni agroalimentari hanno raggiunto circa 24 miliardi di euro, con un incremento del 4,2% dell'export di prodotti alimentari e di un significativo + 13% per i prodotti agricoli rispetto al 2006.
Nei primi sei mesi dell'anno, le esportazioni di prodotti agricoli vegetali hanno segnato un incremento del 7,5% rispetto allo stesso periodo del 2006, mentre per i prodotti trasformati la crescita dell'export è stata di 5,2 punti percentuali. Tuttavia questo dato positivo, che segue ad un trend di continua crescita durante l'ultimo decennio, è affiancato dal contemporaneo incremento delle importazioni di prodotti agroalimentari; un incremento che riflette la progressiva apertura del mercato comunitario e le strutturali condizioni di deficit produttivo che contraddistingue molte filiere nazionali.
Analizzando l'andamento di importazioni ed esportazioni del settore nel primo semestre 2007, "l'osservazione dei dati […] evidenzia come il valore medio unitario delle importazioni di prodotti agricoli vegetali (+2,0% sul pari periodo 2006) abbia avuto una dinamica inferiore a quello delle esportazioni (+3,4%). Il fenomeno non si collega ancora alle fiammate sui prezzi delle derrate agricole registrate a livello internazionale. Indicativo, a tale riguardo, è ricordare quanto è avvenuto per i prodotti trasformati, relativamente ai quali il valore medio unitario dell'export (+0,6% sul pari periodo 2006) è cresciuto in misura inferiore a quanto si registra per i prodotti alimentari importati (+2,8%). Un ulteriore fattore determinante nelle vicende del commercio con l'estero è costituito dal tasso di cambio dell'euro con le altre valute e con il dollaro americano in particolare. I recenti record raggiunti dall'euro, se da un lato potranno portare all'attenuazione di alcuni fenomeni mercantili, potrebbero riverberarsi negativamente sul grado di competitività delle produzioni comunitarie, in generale, ed italiane in particolare […]" .
Le conseguenze più evidenti di queste linee di evoluzione, lungo cui il settore agroalimentare italiano si sviluppa, risultano essere la presenza sul nostro mercato nazionale di un'offerta molto più ampia e che varia per costi, provenienza e qualità, e di conseguenza un aumento, sotto diversi punti di vista, della difficoltà di realizzare i controlli sui prodotti.
Questo quadro suggerisce che sia opportuno rafforzare le azioni finalizzate ad aumentare la consapevolezza dei consumatori, a tutelare la sicurezza alimentare e ad evitare asimmetrie informative che possano turbare la corretta concorrenza tra produttori del settore agroalimentare e rafforzare il ruolo degli strumenti rivolti ai consumatori per mantenere i livelli e le dinamiche di formazione dei prezzi al dettaglio.
E' apparsa, altrettanto evidente, la necessità di sostenere quelle strategie delle aziende che hanno spontaneamente assunto un nuovo atteggiamento, mettendo al centro delle politiche di produzione e commercializzazione non più il prezzo del prodotto ma il consumatore e l'equilibrio tra coltura e cura dei territori. Risulta, infine, necessario proseguire e intensificare le attività di comunicazione a sostegno del sistema produttivo sui mercati comunitari e internazionali, in particolare al cosiddetto Made in Italy agroalimentare, e di contrasto al fenomeno dell'italian sounding, che continua a danneggiare significativamente le nostre specificità territoriali. |
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